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May 28 Domani si torna a casa dopo quasi due mesi..Sara, Marco e papà le prime persone che voglio stringere fortissimo.
Forse finalmente l'ho capito che bisogna fare dei sacrifici per ottenere ciò che si vuole, forse finalmente mi sono messa la testa dal verso giusto...quello che a una prospettiva che comprende i libri :-p.
A parte la necessità di darmi una mossa con gli studi, non credo di avere provato una soddisfazione così grande come quando martedì sono riuscita a terminare il mio programma di regime di studio forzato, un esame alla settimana per un mese, non un attimo di respiro, poi un solo grande sospiro alla fine ... mi pare che è una vita che non mi sento così leggera!!
Ora respiro a pieni polmoni l'attesa. Oggi telepaticamente ho salutato una persona importante, ci siamo viste di sfuggita, un sguardo è bastato per capirci. Mi godo gli amici, mi godo Luke e Daniule, mi godo il pc e i cazzeggiamenti vari :-p.
Peccato, mostro che manchi tu, e chissà ora per quanto mancherai, chissà se si risolverà, sai sono molto arrabbiata. Hai detto una cosa che tra tante proprio non dovevi dire.E stai facendo una cosa troppo folle, e nn sei più tu. Quindi in realtà già mi mancavi da un pò visto che non sei quella che conosco io.
E quindi domani a casa. Viaggio in prima classe, aria condizionata, borsa converse nuova, 5 ore di introspezione ininterrotta.
Poi scendo dal treno, calpesto la polvere sul binario n 4 della stazione di Foggia, mi guardo intorno, scruto all'orizzonte, lo vedo, lancio tutto quel che ho per le mani all'aria e gli corro incontro...corro incontro al mio dolce papà. March 09 Da: mary Inviato: lunedì 13 novembre 2006 18.00 A: Cuccy
Chiamami.Dimmi di sparire.Sennò non mi posso rassegnare. Visto che per te ormai sono io la cattiva,sbattimi la porta in faccia (io non l’ho fatto) ma fallo con coraggio.Visto che sono diventata io bugiarda perché dubito. E questo non è lecito perché me l’hai dimostrato tante volte,vero, che su di te uno ci può mettere la mano sul fuoco. Magari ora ti fai convincere pure che sono io che t’ho rovinato il matrimonio. Si, di che è tutta colpa mia. Basta che esci fuori da questa situazione,basta che torni a vivere. Io sinceramente non so se posso ancora di dimostrarti qualcosa,ma non so nemmeno come dimostrarti che se ero un’altra probabilmente non ti avrei detto niente nemmeno quando ho iniziato a credere alle “chiacchiere”.Che poi,cercavo solo di sapere la verità, da te, che sei sempre così misteriosa.Che mi includevi e mi tagliavi fuori dalla tua vita così,a giorni.
Non so cos’altro scrivere.Di cose da dire ce ne sono tante ma a me sembra tutto così relativo.
Da: mary Inviato: lunedì 13 novembre 2006 19.33 A: Fabio
Mi dai fastidio!!!Lei ha diritto di essere incazzata e io no? Solo perché lei ha perso un ragazzo può stare male e maria invece era un legame sciacquetto non ne ho il diritto.Sai che ti dico mi sa che non hai capito proprio un bel niente
Da: mary Inviato: martedì 9 gennaio 2007 14.12 A: 'zabbio'
Si ritorna alla normalità e scoppia la crisi. E' stato inevitabile. Ho finto tutta la mattina di stare bene, tranquilla, nè caldo nè freddo, nè veloce nè piano. E ora?
Da: mary Inviato: sabato 27 gennaio 2007 18.54 A: nunzia cursio Oggetto: racconti raccontati...
Maria…cuccy per me…una donna come tante altre, una donna con le sue croci, i suoi dispiace e le tristezze che gli errori, suoi e non, le anneriscono l’animo…cuccy cuccy…cosa dirti di lei?? O meglio, da dove cominciare…ci sono così tante cose da dire…lei è la persona più importante per me, questo è indiscutibile..più della mia famiglia, più del mio ragazzo, più della scuola, più degli scout…Maria è quel pizzico di sale decisivo che ti cambia la giornata, in meglio o in peggio.
Quegli occhi come lampadine di natale…che si accendono e si spengono a intermittenza. E il sorriso un po’ malinconico, un po’ indeciso ma che mi apre sempre un varco e mi fa sciogliere..perchè quando sorride è magia…e quando sono io a farla sorridere mi perdo nella sua espressione e mi sento terribilmente felice. Strano…lo so…ma da Maria dipende il buono o il cattivo tempo della mia giornata…è dolcissima…è come un cucciolo di leone…tanto coraggiosa quanto bisognosa di protezione…non so come spiegarti, sembro addirittura patetica…ma non è così…io sono profondamente presa dalla nostra amicizia e a volte mi viene il dubbio di essere più innamorata della nostra amicizia, appunto, che non dell’amica stessa…non so.
Momenti importanti ce ne sono stati…con piacere ricordo l’ultima sera della route estiva sulle dolomiti…avevo preso l’abitudine di stringerle la mano mentre dormivo, ma io mica me ne accorgevo…lei me lo raccontava e io non ci credevo!! Quell’ultima sera, l’ho abbracciata direttamente perché in teda faceva freddino e le facevo il solletico sotto i piedi, le bloccavo le mani e le davo i baci nelle orecchie cosicché poi le fischiavano…lei rideva, s’arrabbiava, si ribellava, rideva di nuovo…poi quando mi sono rimessa nel mio sacco a pelo e l’ho abbracciata, abbiamo sentito la pioggia che batteva fine fine sul telo della tenda…e ci siamo resi conto della pioggerellina romantica..cornice che non si addice a due amiche…ma noi eravamo lì, perse ognuna nei proprio pensieri, dopo una settimana di lunghe scarpinate per le montagne, pioggia, neve, sole cocente…ci eravamo avvicinate e allontanate contemporaneamente…e quindi, stavamo li distese senza senso, morte di sonno, abbracciate (soprattutto per il freddo) e pensavamo tutte e due…nonostante il giorno dopo ci serviva essere “ri-cariche” per il ritorno…poi è venuto un brutto temporale, i tuoni nn si capiva…la tenda si illuminava tutta dentro e prima ancora che potessi parlare mi ha stretta forte forte a sé…sa che mi fanno paura i tuoni (e ancora ora ne ho il terrore).
E ci siamo addormentate così, o meglio, io mi sono addormentata stretta forte forte da lei, mentre lei è rimasta tutta la notte suduta, con la mia faccia sulla sue gambe, ad accarezzarmi la fronte…e poi il giorno dopo ci siamo fatte quella foto che ti ho mandato..lei era stanchissima…povero cucciolo…
Sempre di quella settimana, il secondo giorno abbiamo fatto la tappa più dura…da 900 m di San Martino di Castrozza, siamo saliti a 2200 metri del rifugio Mulaz nel mezzo delle Pale di San Martino, una strada tutta salita con una pendenza straordinariamente fastidiosa…lei piangeva…era la prima volta che la vedevo piangere…dentro di me piangevo pure io perché non ce la facevo più!!! Avevo uno zaino alto quanto me pieno pieno e attaccato allo zaino l’intera tenda (smontata). Quando Maria si è letteralmente “schiantata” per terra e ha detto io da qua non mi muovo ho dovuto prendere anche il suo zaino e portarlo davanti e trascinare lei per la mano.
Però eravamo lente, ma io come facevo con quello zaino…con quegli zaini e quella “chiavica” che mi dovevo portare per mano…ci siamo perse.
Siamo arrivate al rifugio 2 ore dopo degli altri, io morta, lei allegra come un cincillà prima di diventare pelliccia…tra l’altro lei s’è pure arrabbiata con me, mi ha chiesto perché non l’avevo lasciata quando s’era fermata, in quanto, il giorno dopo avevo la caviglia destra come una patata, proprio la caviglia che mi ero operata 1 anno prima…e io mi sono messa talmente a gridare come un’isterica, ero impazzita, stanza, incazzata, infuriata, mi sentivo distrutta e l’avevo fatto solo per lei e lei che faceva…che cuccy s’è messa a piangere. E io mi sono sentita il verme più infimo di questo mondo…
Potrei raccontarti altri mille episodio di lacrime, di carezze, di risate, di cose belle o brutte…ma so che ti annoierei…perciò…spero di averti fatto capire in qualche modo la nostra amicizia, maria, me, seppure lontanamente…ma se tentassi di spiegare come ho iniziato a fare all’inizio, risulterei un po’ patetica…ma non è pateticità…è solo un legame forte forte, difficile da capire per chi sta fuori e molto più difficile da vivere per noi che ci siamo dentro…bacione prof…qui nevica…e un po’, dopo tutti questi ricordi saliti alla memoria, anche dentro me un po’ nevica…con affetto
Da: mary Inviato: martedì 6 marzo 2007 22.15 A: Cuccy
Voglio che la prima cosa che pensi leggendo questa email sia io…ho bisogno che tu mi pensi…ti prego, pensami…pensami…chiudimi nel tuo cuore e butta le chiavi.
E la seconda cosa che devi pensare dopo di me, è che mi vuoi bene…tanto, tantissimo. Cos’ tanto da non avere paura di volermene di più. bacino
Da: Cursio Nunzio Inviato: mercoledì 7 marzo 2007 22.09 A: mary Oggetto: parlami pure di lei....
parlami pure di lei ma non ti aspettare più risposte da me...sono forse l'unica persona al mondo che non può capire davvero quello che provi. Sono sicura che persino tua madre, quella vera, sarebbe in grado di farlo, ma non io. Ti prego non fraintendere. Non sto dicendo che mi scoccia sentirti parlare di lei, tu con me puoi parlare di tutto...ma non me la sento più di esprimere i miei pensieri al riguardo perchè sono sicura che col tempo potrei anche ferirti. I sentimenti che tu hai così ben espressi nella tua lettera li ho provati anch'io, ma mai verso una donna...gioia, dolore, frestrazione, complicità, coccole, amicizia, simpatia, divertimento, allegria, erotismo..amore sono tutte sensazioni che io ho sempre provato verso l'altro sesso. Il che non vuol dire che io non abbia mai avuto amiche importanti, ma proprio perchè importanti con loro non ho mai avuto modo di provare quello che provi tu...con i ragazzi sì...guarda non so che dirti. Sono assai contenta della nostra amicizia ma non posso fare a meno di chiedermi come saresti in verità senza maria e mi dispiace pensarti come un niente, qualcosa di amorfo, che non ha personalità, nè carattere...ti ripeto io sono sicuramente l'ultima persona che può consigliarti e di questo sono più che convinta...Io non permetterei mai a nessuno di crearmi dipendenza, di farmi stare male per i suoi umori; non permetterei mai a nessuno di prendere il posto di mia madre...Oggi, a scuola, in V C due ragazzi sono arrivati alle mani durante la mia ora perchè uno dei due ha insultato la madre dell'altro...li ho separati (rischiando anche qualche pugno) e ho mandato fuori uno perchè sbollisse la sua rabbia. Poi l'ho raggiunto e lui mi ha detto: "professoressa deve perdonarmi ma per me mia madre è sacra e nessuno me la deve toccare!!" "anche per me, per questo ti capisco e ti giustifico".lo so che per te sarà difficile capire ma in quel momento ho provato una dolcezza per quel ragazzo da sciogliere veramente il ghiaccio o il sale se preferisci... capisci?! Avrei tanto voluto essere io quella mamma...ma lasciamo perdere...con me da oggi sarà così; puoi anche scegliere di non parlarmi più ma ti prego non odiarmi per la mia incapacità di comprendere cose che non appartengono al mio universo...tu per lei sei stata male, starai male ancora, lo so, ma io non potrò mai e poi mai aiutarti...
Da: mary Inviato: lunedì 20 agosto 2007 17.48 A: 'Cursio Nunzio' Oggetto: R: saluti
Ti chiamo appena ho un attimo di tregua…mi manca tutto da morire…tu, fabio, la mia classe…e nonostante tutto domenica sono felice di partire…eh quella leggerezza !!gioca sempre brutti scherzi…
March 04
Testo della canzone (lingua originale)
The screen door slams Mary's dress waves Like a vision she dances across the porch As the radio plays Roy Orbison singing for the lonely Hey that's me and I want you only Don't turn me home again I just can't face myself alone again Don't run back inside darling you know just what I'm here for So you're scared and you're thinking That maybe we ain't that young anymore Show a little faith, there's magic in the night You ain't a beauty, but hey you're alright Oh and that's alright with me
You can hide `neath your covers And study your pain Make crosses from your lovers Throw roses in the rain Waste your summer praying in vain For a savior to rise from these streets Well now I'm no hero That's understood All the redemption I can offer, girl Is beneath this dirty hood With a chance to make it good somehow Hey what else can we do now Except roll down the window And let the wind blow back your hair Well the night's busting open These two lanes will take us anywhere We got one last chance to make it real To trade in these wings on some wheels Climb in back Heaven's waiting on down the tracks Oh oh come take my hand Riding out tonight to case the promised land Oh oh Thunder Road, oh Thunder Road oh Thunder Road Lying out there like a killer in the sun Hey I know it's late we can make it if we run Oh Thunder Road, sit tight take hold Thunder Road
Well I got this guitar And I learned how to make it talk And my car's out back If you're ready to take that long walk From your front porch to my front seat The door's open but the ride it ain't free And I know you're lonely For words that I ain't spoken But tonight we'll be free All the promises'll be broken There were ghosts in the eyes Of all the boys you sent away They haunt this dusty beach road In the skeleton frames of burned out Chevrolets
They scream your name at night in the street Your graduation gown lies in rags at their feet And in the lonely cool before dawn You hear their engines roaring on But when you get to the porch they're gone On the wind, so Mary climb in It's a town full of losers And I'm pulling out of here to win.
Testo della canzone (traduzione italiana)
Thunder Road
La porta a rete sbatte Il vestito di Mary svolazza Come una visione lei danza sotto la veranda Mentre la radio suona Roy Orbison canta per quelli che si sentono soli Io sono tra quelli e tutto ciò che voglio sei tu Non rimandarmi a casa Non posso proprio rivedermici da solo Non tornare dentro di corsa Tesoro, lo sai perché sono qui Ed è per questo che sei spaventata e pensi Che forse non abbiamo più l'età per certe cose Dammi un po di fiducia, c'è magia in questa notte Non sei una bellezza, ma a me vai bene così Oh e per me va tutto bene così Puoi nasconderti sotto le coperte A rimuginare i tuoi dolori Mettere una croce sui tuoi vecchi amori Disperdere rose nella pioggia Sprecare la tua estate pregando inutilmente Che da queste strade si levi un redentore Bene , io non sono un eroe Questo lo sanno tutti E l'unica redenzione che ti posso offrire, ragazza Sta sotto questo sporco cofano (della macchina) Con una possibilità di renderlo in qualche modo migliore Ehi, cos'altro ci rimane da fare Se non tirare giù il finestrino E lasciare che il vento spinga Indietro i tuoi capelli La notte è tutta per noi Questa strada a due corsie ci porterà ovunque vogliamo Abbiamo un'ultima possibilità per avverare i nostri sogni Per scambiare con delle buone ruote le nostre ali Salta su Il Paradiso ci aspetta lungo il percorso Dai, prendi la mia mano Stanotte cercheremo di raggiungere la terra promessa Thunder Road, Thunder Road Thunder Road Là fuori in attesa come un killer sotto il sole Ehi, lo so che è tardi ma possiamo farcela se corriamo Thunder Road, siediti bene e tieniti forte Thunder Road
Bene, ho preso questa chitarra E ho imparato a farla parlare La mia macchina è là dietro Se sei pronta ad iniziare questo lungo viaggio Dalla tua veranda al mio sedile anteriore La portiera è aperta ma la corsa non è gratis E so che ti senti malinconica Per le parole che non ti ho detto Ma stanotte saremo liberi Tutte le promesse saranno rotte C'erano spettri negli occhi di tutti i ragazzi che hai lasciato Adesso tormentano questa polverosa strada di costiera Nelle carcasse bruciate di vecchie Chevrolet
Gridano forte il tuo nome nella strada di notte La tua toga universitaria è a pezzi ai loro piedi E nella fredda solitudine che precede l'alba Senti i loro motori rombare Ma quando ti affacci sulla veranda si sono già dileguati Nel vento, perciò Mary salta dentro E' una città piena di perdenti E io me ne sto andando per vincere February 19 Ah (--sospiro--) mi piacerebbe tanto tornare a scrivere come una volta, nonintendo qui, intendo con carta e penna. Ma da quando ho smesso di tradurre i miei pensieri in parole su carta soffro anche un pò di meno. Perchè qui.. è diverso. E' diverso scrivere perchè purtroppo o per fortuna non posso, non riesco a essere me stessa come lo ero quando passavo intere ore a tradurre traiettorie di voli nella mia mente in scarabocchi di inchiostro.
Oggi avrei voluto scrivere per e a due persone. Tuttavia non posso farlo perchè non mi farebbe bene in quanto una di queste persone non c'è più e un'altra... bè a quest'altra persona mi sono proposta di non scrivere più per un pòa causa della dipendenza che la cosa mi stava creando. Cercherò di combatterla questa dipendenza e poi, in caso, riprenderò a raccontarmi molto più serena (spero).
Fuori c'è un gran freddo.
Voglio raccontare di un gioco di sguardi curiosi, sorrisi eloquenti, gesti nervosi, saluti imbarazzati.
Mi soffermo prima sugli sguardi. Quegli sguardi di chi sà molto ed è curioso perchè mai parole sono state dette a proposito di quello che si sà. Sguardi pieni di parole, comunicativi, che dicono tutto senza dire nulla. Sguardi scambiati di sfuggita e frettolosamente rivolti altrove a causa dell'imbarazzo, della situazione, dei ruoli, del divario tra gli occhi di una e dell'altra.
Sguardi che mi hanno trafitta fino a leggere il mio flusso di pensiero, fino a farmi sentire nuda e spoglia di tutti quegli armamenti con cui mi riparo, dietro al mio muro fatto di parole e provocazioni.
E i sorrisi sono quello che mi piace di più.. sinceri? si, credo di si. Molto sinceri. Anch'essi aiutano gli occhi a parlare, esprimono emozioni, cambiano in base all'occasione, ma il suo per me è sempre stato chiaro e portatore dello stesso messaggio ogni volta, un messaggio di prossimità, vicinanza, amicizia... spirituale se possiamo intendere cosi quando un cuore si avvicina cosi tanto a un altro per dire solo ci sono anch'io. E l'altro cuore ringrazia perchè glielo hai fatto presente.
Sorrisi di cui io spesso bisogno e che però mi scatenano un'emozione ingestibile, troppo forte per controllarla, per respirare senza affannarmi, perchè il cuore mi batta regolare. Sorrisi che, però, mi fanno sorridere...
I gesti nervosi purtroppo sono involtari. E sono solo miei in questi incontri. L'altra persona è sciolta in quei pochi momenti in cui ci incontriamo (e sono veramente molto molto rari). L'ho già detto, mi sento spoglia di tutte le mie difese.
E i saluti imbarazzati, alla fine di pochi minuti e in qualche volta di fortuna, sono tutto ciò che mi resta. February 14 E' passato un anno e un pò.
Ricordo benissimo il pomeriggio che con una scusa sono andata a compilare il modulo, lacrime agli occhi, scrivendo della mia disperata solitudine. Poi sono corsa in facoltà e ci ho pensato su per tutta la lezione di Psico Generale.
In quei giorni ero come un riccio in mezzo alla strada. Mi passavano tante machine intorno e il rischio di essere schiacciata l'ho corso ma, fortunatamente, ne sono scampata. In quei giorni ero al primo mese di università, senza amici, senza famiglia, in una città sconosciuta, in una casa fredda che puzzava, abitata da una matta.
E i giorno non avevano alcun valore perchè, si sa, quando si è soli non molte cose hanno valore.
Ero semplicemente sola in mezzo a una marea di gente nuova che mi spaventava proprio perchè nuova. Sola in mezzo a tanta gente, che paradosso.
Quando dopo qualche mese sono andata da lei, esattamente a febbraio passato, avevo la stessa paura se non peggio di qualche mese prima.
Non avrei mai potuto immaginare che sarebbe diventato cosi importante per me. Mentre per la prima volta attaversavo quei viali non sapevo, non pensavo che l'avrei fatto giovedi dopo giovedi per un anno come se fosse la cosa più normale del mondo. E non immaginavo nemmeno che l'ultima volta sarebbe stata cosi atroce.
Per un anno intero ogni mercoledi sera mi facevo la doccia e la piastra, preparavo i vestiti e la borsa per il giorno dopo, preparavo la moca per il caffè e andavo a dormire presto. Il giovedi mi svegliavo alle sei e tre quarti, accendevo la moca, intanto iniziavo a lavarmi, poi caffè, mi truccavo, giacca, sciarpa e via verso la stazione. Ogni giovedì, settimana dopo settimana, mentre aspettavo il treno sul binario studiavo i visi intorno, sempre gli stessi. E sul treno, i-pod alle orecchie, mente come un cavallo in un'immensa tenuta: falsamente libera perchè più in là, all'orizzonte si vedono chiari le recinzioni.
Sul treno cercavo di richiamare quello che avevo pensato in una settimana, ogni tanto capitava che la sera mi mettevo a letto e iniziavo a fantasticare su quello da raccontare, sulle cose importanti, sui piccoli dettagli, su aneddoti del mio passato, sui miei progetti, ambizioni, paure, fissazioni.
E non dimentico quel freddo, lì alla Stazione di Bologna, magari perchè avevo dormicchiato durante quei fatidici 65 minuti di viaggio.Quante volte sono rimasta impietrita per il freddo? E il City e il Metro che mi davano mentre attraversavo al semaforo, da leggere poi al ritorno in treno.
E poi via a prendere il caffè al Mavit Bar, giovedi dopo giovedi mi sa che gli ho lasciato un bel pò di ramini...
L'autobus 32 era sempre lì. Come se mi aspettava. Ma quando beccavo quei giorni con quel sole simpatico che pareva primavera andavo a piedi. Camminavo un pò, a forza di guardarmi attorno ho imparato ogni particolare. I viali..mille semafori da attraversare, tante persone a inventarsi un modo per vivere, tante macchine in fuga dal tempo, gruppi di studenti diretti verso le facoltà più disparate.
E premevo il campanello sempre alla stessa ora, puntuale tutti i giovedi, alle 9 e 50...e il portone si apriva in automatico, salivo quei due piani con la scioltezza e la distrazione di qualcuno che non sa che un giorno non ci andrà più e che deve fissare ora tutte le immagini nella mente di quei posti. Ma io lo sapevo però che allo scadere del fatidico anno non ci avrei messo più piede. Eppur nella mia leggerezza ho vissuto ognuno di quei giovedì sapendo che ce ne sarebbe stato un altro dopo.
Ricordo con precisione ogni quadro, ogni giornale, ogni mattonella, ogni sedia, ogni santa cosa di quell'atrio dove attendevo i miei 5 minuti e poi lei che mi veniva a chiamare. Ricordo anche come avevo paura la prima volta. Ricordo come la guardavo, ricordo che ho racimolato tutta la mia rabbia e il mio disprezzo e l'ho messa nei miei occhi perchè doveva stare al suo posto, perchè pensavo che essendole ostile lei non sarebbe riuscita e avrei avuto conferma della mia triste ipotesi che non ho via d'uscita.
Poi entravo, lei diceva "prego si accomodi " ogni santo giovedi e io mi sedevo su quella sedia un pò scomoda e un pò rumorosa.
E iniziava la seduta. Un'ora spesso difficile, qualche volta piacevole, altre positiva. Ricordo bene la vista che si ha dalla sua finestra che s'affaccia sul viale, quella finestra da cui guardavo ogni volta che lei diceva qualcosa che non volevo sentire.
Quante volte si è alzata la voce in quella stanza, quante volte mi sono imposta di aggredire, quante altre mi sono sciolta dicendo che non ce la potevo fare e lei quanto ha insistito per convincermi a lasciarmi andare e piangere e me l'ha detto anche giovedi scorso, l'ultimo,che avrei dovuto piangere, che mi sono commossa tante troppe volte e ho represso la mia commozione dentro.
Giovedì scorso ho fatto queste cose con il solito rito se non per la strada che ho percorso.
Ora è strano che non ci andrò più, che non la rivedrò più. Quella donnetta dalla faccia austera, i capelli in ordine e il nome curioso. Quella donnetta i cui occhi ho detestato certi giorni e che i miei hanno letteralmento trapassato.
Quando lei mi ha detto quando volevo terminare io mi sono lanciata per terminare subito. E' scattato qualche meccanismo che on so nella mia mente.
Mi conosco e so che la fine di qualcosa, le separazioni e soprattutto gli addii mi fanno troppo male..ma male di un male cane e insopportabile. Cosi l'ho buttata senza riflettere troppo per paura del dolore di un altro addio. E ho detto che mi stava bene che quella fosse l'ultima volta. L'ho letteralmente convinta che ce l'avrei fatta. Che mi ero un pò ritrovata. Che sapevo già come affrontare il distacco. Che qualche modo ero certa di saper affrontare la questione.
Così è passata l'ultima ora.
E quando sono uscita da quella stanza che la prima volta che ci sono andata mi pareva tutta bianca ma d'un bianco freddo, marmoreo, lei ha detto le parole che ha detto sempre. Arrivederci. E poi ha aggiunto Tanti tanti auguri.
E io ho ripetuto il mio Salve, il Salve di un anno intero, senza aggiungere nulla, nè un grazie, nè un sorriso, nulla.
Non mi soo girata indietro a guardarla, no. Però mi sono girata indietro a guardare la scalinata, cosciente che non ci salirò più.
E ora che è finita quest'avvenura salgono i rimorsi.
Per quante volte l'ho trattata male, l'ho aggredita, ho detto che la odiavo, ho trasferito su di lei tutti i miei sentimenti negativi, la mia rabbia l'ho sfogata per bene, talvolta offendendola. E lei non ha fatto mai una piega. E io mi incazzavo ancora di più perchè non riuscivo a ferirla.
E avrei voluto dirle quello che purtrppo ho capito tardi. Che mi mancherà. Tanto. Che io in un anno sono cambiata. In bene. E probabilmente gran parte del merito è suo. Che la ringrazio...grazie avrei voluto dire, semplicemente grazie.
Invece questi miei pensieri sono rimasti tutti sospesi nella mia testa, lei non le conoscerà mai. Nemmeno il grazie.
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